Questa rivista telematica dovrebbe essere un luogo virtuale di discussione, il luogo ideale per delle parole, in cui invitare contributi su questi temi, raccogliere opinioni ed esperienze e diffonderle ad un più vasto pubblico, sollecitare l’attenzione e vincere il generale senso di disillusione che si respira. Bisogna, per esempio, affrontare il problema di chiarire “dove stanno andando gli altri”, e cioè gli altri paesi d’Europa che insieme a noi hanno firmato i vari protocolli, da Bologna a Lisbona ed oltre.
Nel periodo storico attuale, in cui l’orientamento ha delle difficoltà, vogliamo riproporne la rilevanza, individuando ed esplicitando una sua funzione molto importante e spesso misconosciuta, e cioè lo sviluppo di una “comune cultura politica”. Per articolare e fondare questa tesi, e quindi per sottoporla alla riflessione e alla valutazione critica di chi legge, occorre chiarire quali sono le dimensioni della crisi dell’orientamento.
La questione della cultura comune è molto rilevante, ma non sembra adeguatamente affrontata finora da parte di chi si occupa di orientamento. Inoltre, vogliamo offrire qualche stimolo per un dibattito fra i lettori su alcuni aspetti della questione.
Le questioni sollevate dalla globalizzazione e dal multiculturalismo riguardano la modificazione dei confini dello Stato, le crescenti disuguaglianze strutturali e sociali e le difficoltà da parte delle istituzioni politiche a gestire la convivenza civile tra diversi; inoltre, realtà ormai implose hanno lasciato vuoti istituzionali e culturali, altre si sono frammentate manifestando ambiguità e carenze: esistono molte realtà nuove da capire perché ancora nascoste e poco visibili.
Le istituzioni scolastiche, di ogni ordine e grado, sono state investite dalle recenti riforme dei compiti di orientamento e di supporto finalizzati al sostegno alle scelte e all’accompagnamento nel passaggio tra sistemi di istruzione di diverso livello.
La necessità di definire i nuovi corsi di studio, durante l’anno accademico 2000-2001, ha indotto molti docenti universitari a manifestare la loro idea di università, o a ridefinirla, in un “confronto” con la legge di riforma e nei dibattiti fra colleghi riguardo alla configurazione delle nuove attività didattiche.
Con la crescita delle attività di orientamento scolastico, universitario e professionale si è diffusa la convinzione della necessità di individuare “pratiche migliori” e di realizzare un loro progressivo consolidamento, in modo da arrivare ad una standardizzazione di attività e procedure. Questa tendenza ha una valenza positiva, nel senso che l’orientamento sta diventando una componente strutturale dei processi di formazione culturale e di istruzione. In molte scuole, università e servizi di enti locali si sono instaurate delle “abitudini”, e cioè iniziative ed eventi sono ormai ripetuti da alcuni anni ed accettati come normali.
di Maria Assunta Zanetti, Salvatore Veca, Roberto Moscati e Alessandro Cavalli. Parlare di università e di idea di università non può essere una questione da affrontare né attraverso una serie di luoghi comuni né, al contrario, confinata alle capacità di argomentazione di pochi “addetti ai lavori”, ma deve essere invece oggetto di una approfondita riflessione capace di coinvolgere tutti coloro che, a qualsiasi titolo, appartengono o hanno a che fare con questa istituzione.
E’ necessaria una nuova riflessione sulle attività di orientamento e di tutorato, poiché ormai esistono diverse esperienze, molte sono strutturate ed i finanziamenti sono consistenti, anche se non ancora totalmente adeguati. Tuttavia, come in altri settori dell’istruzione scolastica e universitaria, la richiesta e l’impiego di nuovi finanziamenti devono essere fortemente motivati con la visibilità dei risultati raggiunti e con adeguati fondamenti concettuali.
A partire dall’anno accademico 2006/2007, l’Ateneo di Torino ha progettato e offerto ad alcuni studenti
della scuola secondaria di secondo grado della città e della provincia un servizio di laboratori di
orientamento, UnitOrienta. Ciò è stato possibile grazie al co-finanziamento ricevuto dal Ministero
dell’Università e della Ricerca nell’ambito della programmazione del sistema universitario, in un primo
momento, e, a partire dall’anno accademico 2008/2009, grazie a un co-finanziamento della provincia di
Torino.