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	<title>GEOrivista</title>
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	<description>Materiali e strumenti per orientarsi</description>
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		<title>Master COMUNE CULTURA POLITICA. COMPETENZE E PROCESSI PER LA CITTADINANZA ATTIVA 2011/2012</title>
		<link>http://www.georivista.it/rivista/primo-piano/universita-degli-studi-di-siena-master-universitario-di-i-livello-in-comune-cultura-politica-competenze-e-processi-per-la-cittadinanza-attiva-anno-accademico-20112012/</link>
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		<pubDate>Tue, 07 Jun 2011 15:33:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Si comunica che è uscito il bando del Master di I livello "Comune cultura politica. Competenze e processi per la cittadinanza attiva" a.a 2011/2012 che si svolgerà presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo, Università degli Studi di Siena. Il Master, al suo secondo anno, ha il patrocinio di Oxfam, Centro Interuniversitario GEO (Giovani, Educazione, Orientamento), Centro Studi Cultura politica e cittadinanza di Arezzo e Provincia di Arezzo. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial;"><big><big><span style="font-size: x-small;"><big><big>Il master</big></big></span><span style="font-size: x-small;"><big><big> intende  creare specialisti in formazione culturale e                   comunicazione</big></big></span><span style="font-size: x-small;"><big><big> pubblica, capaci di                   favorire e promuovere competenze personali e sociali</big></big></span><span style="font-size: x-small;"> </span></big></big><big><big><span style="font-size: x-small;"><big><big>per la partecipazione                   democratica; abilitare docenti, formatori e</big></big></span><span style="font-size: x-small;"><big><big> operatori di istituzioni sociali e politiche anche ad                   educare alla comune</big></big></span><span style="font-size: x-small;"><big><big> cultura politica ed alla cittadinanza democratica;                    definire la comune </big></big></span></big></big><big><big><span style="font-size: x-small;"><big><big>cultura                         politica necessaria nelle relazioni sociali fra gruppi                   diversi. </big></big></span></big></big></span><span style="font-family: Arial;"><big><big><span style="font-size: x-small;"><big><big>L&#8217;attenzione                         del master è rivolta allo sviluppo di un insieme di</big></big></span><span style="font-size: x-small;"><big><big> competenze e procedure comunicative che rendano capaci                   di integrare</big></big></span><span style="font-size: x-small;"><big><big> posizioni diverse e di                   definire, in termini progettuali ed operativi,</big></big></span></big></big><big><big><span style="font-size: x-small;"><big><big>attività                        efficaci nell&#8217;ambito di enti pubblici e privati.</big></big></span></big></big></span><span style="font-family: Arial;"><br />
<big><big><span style="font-size: x-small;"><big><big>L&#8217;offerta formativa si                   articola in 6 aree didattiche: 1) Le principali</big></big></span><span style="font-size: x-small;"><big><big> trasformazioni della società; 2) Ragione pubblica e                   comune cultura</big></big></span><span style="font-size: x-small;"><big><big> politica;  3) Gli attori sociali della democrazia; 4)                   La comunicazione</big></big></span> </big></big><big><big><span style="font-size: x-small;"><big><big>pubblica nella società                   civile); 5) Cittadinanza e società multiculturale;</big></big></span><span style="font-size: x-small;"><big><big> 6) Educazione alla comune cultura politica.</big></big></span></big></big><br />
<big><big></big></big><br />
<big><big><span style="font-size: x-small;"><big><big>La collaborazione tra</big></big></span><span style="font-size: x-small;"><big><big> Università e Enti locali rende possibili attività di                   stage e/o tirocinio</big></big></span><span style="font-size: x-small;"><big><big> con la finalità di collegare l&#8217;ambito della didattica                   frontale</big></big></span><span style="font-size: x-small;"><big><big> all&#8217;esperienza                   quotidiana realizzata nei diversi contesti lavorativi e prfessionali.</big></big></span><small><small><span style="font-size: x-small;"> </span></small></small></big></big></span></p>
<p>Per qualsiasi informazione aggiuntiva potete contattare<br />
Spinella Dell&#8217;Avanzato<br />
Dip. Studi Storico sociali e filosofici<br />
Viale Cittadini 33<br />
52100 Arezzo<br />
0575926346<br />
3475235189</p>
<p><a href="http://centrostudiarezzo.wordpress.com/" target="_blank">http://centrostudiarezzo.wordpress.com/</a><a href="http://www.georienta.it/" target="_blank"> </a></p>
<p><a href="http://www.georienta.it/" target="_blank">www.georienta.it</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.georivista.it/wp-content/uploads/BANDO_MASTER_COMUNE_CULTURA_POLITICA_11121.pdf">BANDO_MASTER_COMUNE_CULTURA_POLITICA_1112</a></p>
<p><a href="http://www.georivista.it/wp-content/uploads/master-locandina-2011-2012.doc">master locandina 2011 2012</a></p>
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		<title>La casa brucia</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 15:25:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciano De Menna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Per chi orienta]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa rivista telematica dovrebbe essere un luogo virtuale di discussione, il luogo ideale per delle parole, in cui invitare contributi su questi temi, raccogliere opinioni ed esperienze e diffonderle ad un più vasto pubblico, sollecitare l’attenzione e vincere il generale senso di disillusione che si respira. Bisogna, per esempio, affrontare il problema di chiarire “dove stanno andando gli altri”, e cioè gli altri paesi d’Europa che insieme a noi hanno firmato i vari protocolli, da Bologna a Lisbona ed oltre. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“La casa brucia!” era una delle metafore preferite di un vecchio maestro di una mia parentesi americana. Lui la usava per comunicarci il suo “fuoco sacro”, la sua urgenza di lavorare, di ricercare e di produrre risultati. Non sempre sono stato in completa sintonia con lui su questo tema… ma questo è un altro discorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho ricordato questa metafora pensando a quanto sta accadendo oggi in Italia – ma il fenomeno sotto certi aspetti è mondiale – nel campo della formazione, ed in particolare in quello dell’alta formazione, dove “puzza di bruciato” si sente un po’ dovunque e noi “operatori” del sistema siamo costretti il più delle volte a fare da pompieri e spegnere piccoli e grandi focolai che spontaneamente nascono in ogni dove. E tutto questo senza aver un momento di tregua per poter pensare: “Ma dove stiamo andando?”</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che in Italia, ormai dal lontano 1989, l’alta formazione è sottoposta ad una continua frenesia riformistica che, essendo oggetto, di volta in volta, di spinte politiche ed ideologiche anche molto diverse, segue un percorso a dir poco incerto e ondeggiante. Si badi, non è che non ci fosse una pressante esigenza di riformare il vecchio sistema dell’alta formazione, e neanche si può dire che le motivazioni e le idee portanti che hanno prodotto sia la riforma Ruberti che quella Berlinguer fossero sbagliate. Anzi chiunque guardasse con occhio non condizionato lo stato dell’Università di quegli anni, avrebbe subito rilevato la sua inadeguatezza ai mutamenti sociali che si erano ormai consolidati. È la ben nota contrapposizione tra università di élite e università di massa, che alcuni hanno rilevato potersi vedere anche come passaggio da una università degli studi ad una università degli studenti, con tutto il buono ed il cattivo che questa definizione comprende. Era la nascita di un università che non aveva più come compito fondamentale la formazione di una classe dirigente a tutti i livelli, ma bensì la formazione di un più ampio strato sociale – al limite, tutta la popolazione &#8211; che possedesse quegli strumenti, quelle competenze e quelle abilità necessarie a vivere attivamente in una “società  basata sulla conoscenza”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vogliamo, né  possiamo in questa sede rifare tutto il percorso che in questi anni ci ha visti protagonisti attivi o passivi, e a volte entrambi, perché forse abbiamo creduto di controllare e poter guidare un processo, che poi si è invece dimostrato ingovernabile. Sono cose che tutti sappiamo e abbiamo vissuto sulla nostra pelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche parola soltanto sul tema che ci è più vicino, quello dell’orientamento. Nell’ottica delle modificazioni di cui si è fatto cenno in precedenza, le politiche dell’orientamento diventavano fondamentali, sia perché si avvicinava all’università una massa di individui “disorientati” &#8211; molti di loro erano i primi, nel loro ambito familiare, ad accedere all’alta formazione – ma anche perché il sistema non voleva dover sostenere l’onere aggiuntivo di troppe scelte sbagliate, di conversioni e di abbandoni non essenzialmente giustificati. Il guaio è che cambiamenti di tale portata, e la stessa introduzione di politiche ed abitudini così innovative, avrebbero richiesto l’immissione di un’adeguata mole di risorse, cosa che invece non c’è mai stata ed anzi è iniziato un periodo di graduale e drammatica riduzione dei fondi a disposizione delle Università. Allora, molto spesso, si è arrivati all’assurdo di caricare l’orientamento di compiti che non era nelle sue capacità affrontare e che avrebbero invece richiesto la soluzione di endemiche carenze strutturali del sistema formativo nel suo complesso. Oggi siamo al punto che ci viene chiesto di orientare verso una università in continuo cambiamento, che neanche noi più riconosciamo, con un livello culturale che si è drammaticamente ridotto e con finalità perlomeno poco chiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Val la pena di notare che il passaggio alla nuova normativa introdotta dalla 270, implica un cambiamento di rotta non banale: mentre il meccanismo del 3+2 si inseriva molto bene in un’aspirazione ad una formazione permanente, l’anglosassone “long life learning”, le nuove strutturazioni quadriennali o quinquennali ripiegano di fatto verso una più tradizionale politica della formazione concentrata in un unico periodo. Abbiamo tutti verificato le difficoltà del 3+2, almeno nel modo in cui è stata attuato, “culpa nostra”, ma questo ritorno al passato come lo giustifichiamo? Abbandoniamo la “continuous education”? Non siamo ancora pronti ad una formazione che ci veda entrare ed uscire dall’Università per uscire ed entrare nel mondo del lavoro, o quest’aspirazione è del tutto impraticabile? Bene tutto questo non ci è stato detto e, quel che è più grave, non ce lo siamo chiesto.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste considerazioni credo impongano a noi di GEO di risalire l’originario percorso Giovani – Educazione – Orientamento, perlomeno fino al secondo gradino, Educazione, e domandarci noi dove stiamo andando; anche se una puntata al primo gradino (Giovani) non sarebbe neanche sconsigliabile visto che, almeno nei paesi occidentali, la condizione giovanile tende a confondersi con quella studentesca.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa rivista telematica dovrebbe essere un luogo virtuale di discussione, il luogo ideale per delle parole, in cui invitare contributi su questi temi, raccogliere opinioni ed esperienze e diffonderle ad un più vasto pubblico, sollecitare l’attenzione e vincere il generale senso di disillusione che si respira. Bisogna, per esempio, affrontare il problema di chiarire “dove stanno andando gli altri”, e cioè gli altri paesi d’Europa che insieme a noi hanno firmato i vari protocolli, da Bologna a Lisbona ed oltre. Bisognerebbe chiedere a colleghi delle maggiori nazioni europee – inglesi, francesi, tedeschi – di partecipare alla nostra discussione facendoci un quadro della loro situazione. Credo che questo sia un punto che sia utile chiarire. Ma ce ne sono molti altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti oggi si riempiono la bocca con espressioni altisonanti e dichiarano che la nostra è l’era della conoscenza, l’era di un mondo basato sulla conoscenza e sulla scienza. Pure, a ben guardare, forse è questa è una delle epoche che più teme la scienza. È vero che spesso si confonde scienza con tecnologia, scienza con applicazioni della scienza, ma chi potrebbe condannare completamente queste confusioni e negare che tra scienza e sue applicazioni, tra scienza e tecnologia, ci sono tanto intimi legami?</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che dalle tragiche esplosioni di Hiroshima e Nagasaki si è spezzato qualcosa nel rapporto di fiducia che le grandi conquiste dell’ottocento e del primo novecento avevano generato nell’umanità. Il dramma di Chernobyl e poi una cattiva informazione sulle prospettive aperte dalla genetica a dalle biotecnologie, hanno inferto altri colpi letali a questo rapporto. Non è un caso che oggi trionfino atteggiamenti irrazionali, a volte mistici – le culture orientali, o meglio una loro semplicistica interpretazione, vanno per la maggiore &#8211; se non addirittura un completo rifiuto di affrontare qualsiasi problematica e lasciarsi intronare da una musica assordante e rimbambire dalla televisione. È compito dell’ Educazione affrontare questi problemi, ma con quali strumenti?</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta si diceva che i grandi attori della formazione erano la famiglia, l’ambiente, le letture e la scuola. Poi si è inserita prepotentemente la televisione ed oggi direi che domina la rete. Attenzione però che la famiglia, per tanti motivi che tutti conosciamo, perde sempre più posizioni, la lettura è quasi completamente scomparsa e l’ambiente viene a volte addirittura sostituito da quello virtuale, delle rete. Se si aggiunge poi che la televisione più che educare diseduca e che la rete nella migliore delle ipotesi è un invito ad un atteggiamento superficiale, quando non produce veri e propri danni, essenzialmente dovuti alla mancanza di quegli strumenti culturali che consentono di distinguere il plausibile dal palesemente falso, il quadro è completo ed è preoccupante. E pure, in tutto questo contesto noi pretendiamo di educare quasi alla stessa maniera del “secolo scorso”. Oggi l’informazione è dovunque a portata di “mouse”; quindi bisognerebbe tendere a insegnare “concetti”, non “cose”, che queste ce le può fornire la rete con grande semplicità. Ma obbiettivamente noi non sappiamo come si fa ad insegnare “concetti” senza insegnare anche “cose”, anzi tendiamo a insegnare prevalentemente queste ultime, perché è più facile, o forse perché abbiamo dimenticato come si fa ad insegnare concetti. Il risultato è alienante e tra l’altro ha la conseguenza che non riusciamo più ad interessare neanche i migliori, che vengono frustrati e delusi. Anche questo è un tema che andrebbe discusso.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, per concludere, senza alcuna pretesa di essere stato esaustivo &#8211; e senza naturalmente farci distogliere dal nostro primario obiettivo, che è quello di discutere delle problematiche dell’orientamento, della sua evoluzione in una società così radicalmente modificata dalle tecnologie dell’informazione – vorrei però  che ci domandassimo anche: Orientare, ma a quale Educazione, per quale società futura e, soprattutto, quali Giovani!</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Carta Europea di Partecipazione dei Giovani alla Vita Locale e Regionale</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 12:55:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Per chi cerca orientamento]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo l'Anno Internazionale della Gioventù (1985), il Consiglio d'Europa (Conferenza permanente dei poteri locali e regionali - Sottocommissione della Gioventù) ha attivato una riflessione sulle esperienze di partecipazione dei giovani alla vita regionale e comunale. Al termine del lavoro (1990), è stata presentata la "Carta Europea di Partecipazione dei Giovani alla Vita Locale e Regionale", auspicandone l'adozione da parte degli enti locali.

A distanza di tredici anni questo documento è stato aggiornato e il 21 maggio 2003 è stata ripubblicato.
E' un documento di indirizzo che impegna moralmente e politicamente i Consigli Comunali ad attuare una politica giovanile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Il punto di partenza è che la partecipazione          attiva dei giovani alle decisioni e alle attività a livello locale e          regionale è essenziale se si vogliono costruire delle società più          democratiche, più solidali, e più prospere. Partecipare alla vita          democratica di una comunità, qualunque essa sia, non implica unicamente          il fatto di votare o di presentarsi a delle elezioni, per quanto          importanti siano tali elementi. Partecipare ed essere un cittadino          attivo, vuol dire avere il diritto, i mezzi, il luogo, la possibilità,          e, se del caso, il necessario sostegno per intervenire nelle decisioni,          influenzarle ed impegnarsi in attività ed iniziative che possano          contribuire alla costruzione di una società migliore. Gli enti locali e          regionali, che sono le autorità maggiormente vicine ai giovani, hanno un          ruolo rilevante da svolgere per stimolare la loro partecipazione in modo          concreto, affinché possano esercitare fin da ora un’influenza sulle          decisioni e sulle attività, e non unicamente ad uno stadio ulteriore          della loro vita.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">Nel sostenere e nell’incoraggiare la          partecipazione dei giovani, le autorità locali e regionali          contribuiscono ugualmente ad integrarli nella società, aiutandoli ad          affrontare non solo le difficoltà e le pressioni che subiscono, ma anche          le sfide di una società moderna in cui l’anonimato e l’individualismo          sono spesso accentuati. Nondimeno, perché la partecipazione dei giovani          alla vita locale e regionale si riveli un successo duraturo e          significativo, non è sufficiente sviluppare o ristrutturare i sistemi          politici ed amministrativi. Ogni politica e ogni attività di promozione          della partecipazione dei giovani deve accertarsi che esista un ambiente          culturale rispettoso dei giovani e deve tener conto della diversità          delle loro esigenze, delle loro situazioni e delle loro aspirazioni.          Deve inoltre comportare una dimensione di svago e di piacere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;">In questo documento è          interessante esaminare approfonditamente </span> <span style="font-size: x-small;">i contenuti di quelle che vengono definite “politiche          settoriali” (ampliati qualitativamente e numericamente con ben dieci          nuovi ambiti, a distanza di tredici anni dalla prima edizione della          Carta), gli strumenti per la partecipazione dei giovani e le forme di          partecipazione alla vita istituzionale locale e regionale.</span></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: x-small;"> <a href="http://www.georivista.it/wp-content/uploads/carta_giovani_it.doc">carta_giovani_it</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Legge regionale 69/2007 sulla partecipazione</title>
		<link>http://www.georivista.it/rivista/cerca-orientamento/legge-regionale-27-dicembre-2007-n-69-norme-sulla-promozione-della-partecipazione-alla-elaborazione-delle-politiche-regionali-e-locali/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 11:32:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Per chi cerca orientamento]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia deliberativa]]></category>
		<category><![CDATA[partecipazione]]></category>

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		<description><![CDATA[La Toscana è la prima Regione italiana ad avere approvato una legge che riconosce e garantisce a tutti il diritto alla partecipazione (Legge regionale 27 dicembre 2007, n. 69 "Norme sulla promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali"). La legge è stata approvata dal Consiglio regionale il 19 dicembre 2007. Ora, con la nomina dell'Autorità, è pienamente operativa. Grazie a questa legge cittadini, associazioni e istituzioni toscane potranno presentare richieste perché sui grandi interventi e progetti, regionali e locali, si aprano processi di partecipazione. Una possibilità estesa a tutti coloro che abitano nella regione, per lavoro o per studio, anche stranieri, e non solo ai toscani. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Quella sulla partecipazione è una legge unica nel suo genere (<a href="http://www.regione.toscana.it/regione/multimedia/RT/documents/0637c1a738986139ea518d73a48f209e.pdf" target="_blank">L.R. 69/2007</a>),  che guarda al dibattito pubblico francese ma anche al town meeting  anglosassone e ad altre esperienze nel mondo. È stata approvata e  costruita assieme ai cittadini, grazie ad un coinvolgimento dal basso  che ha sfruttato anche le nuove possibilità offerte da internet. Fin  dalla prima tappa della costruzione della legge, il 13 gennaio del 2006,  è stato possibile seguire tutto l&#8217;evolvere del suo cammino, anche nel  sito internet della Regione.</p>
<p style="text-align: justify;">I momenti più importanti sono stati due  Town Meeting, che si sono svolti a Marina di Carrara nel novembre 2006 e  del 2007 ed a cui hanno partecipato 500 cittadini utilizzando in modo  innovativo le nuove tecnologie della comunicazione. Ma ci sono stati  anche tanti incontri in varie parti della Toscana che hanno coinvolto  tutti i soggetti istituzionali, giuristi, politologi, sociologi, le  parti sociali. Nessuno, né singolo né associato, è stato escluso al fine  di arrivare ad un testo che fosse espressione vera di partecipazione e  che garantisse la partecipazione, consentendo di superare quel gap fra  cittadini e politica che ha messo in crisi il modello tradizionale della  democrazia rappresentativa e preoccupa molti osservatori sulle sorti  del Paese. La legge è stata definita come “un antidoto all&#8217;antipolitica,  un punto di incontro tra democrazia partecipativa e democrazia  rappresentativa per fare prima e meglio, una scommessa anche sulle  capacità dei cittadini perché sui grandi progetti si apra una  discussione prima e non quando, all&#8217;inaugurazione di un cantiere, si  alzano le prime proteste”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono tre le date, nel corso dell&#8217;anno,  entro cui i cittadini potranno chiedere che venga aperto un processo  partecipativo: il 31 marzo, il 31 luglio e il 30 novembre. Naturalmente  anche la Regione potrà decidere di aprire un dibattito pubblico su uno o  più provvedimenti inseriti nella propria agenda. L&#8217;esito del dibattito  pubblico non è vincolante. Nel caso il parere sia contrario, chi ha  proposto il progetto può rinunciarvi o sostenerne uno diverso, oppure  insistere con il progetto iniziale fornendo opportune motivazioni. In  ogni caso si tratterà di una decisione più consapevole e certo, se il  dibattito è stato ricco e partecipato, sarà difficile per l&#8217;ente  competente non tenerne adeguatamente conto. I progetti che potranno  essere messi sotto esame sono quelli dal grande impatto sul territorio  regionale e quelli a dimensione locale: strade, nuovi insediamenti,  termovalorizzatori, impianti eolici o di rigassifficazione, alta  velocità, nuovi tracciati dell&#8217;autostrada ma anche grandi scelte  sociali. Lo stanziamento per il 2008 consentirà di finanziare almeno 2-3  iniziative di dibattito pubblico e 30-40 iniziative di processi  partecipativi locali. Con gli enti locali ci sarà un patto, dove sarà  sottoscritto un codice comune di comportamento che renda più semplice  l&#8217;applicazione della legge.   Il Ministero per la funzione pubblica ha  già selezionato questa legge come esempio di buona pratica.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Carta dei diritti fondamentali dell&#8217;Unione Europea</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Oct 2010 11:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Per chi cerca orientamento]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione del Consiglio europeo di Nizza il 7 dicembre 2000 viene stipulata la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La <a href="http://www.europarl.europa.eu/charter/pdf/text_it.pdf" target="_blank">Carta </a>riprende in un unico testo, per la prima volta nella storia  dell&#8217;Unione europea, i diritti civili, politici, economici e sociali dei  cittadini europei nonché di tutte le persone che vivono sul territorio  dell&#8217;Unione. Questi diritti sono raggruppati in sei grandi capitoli:</p>
<ul>
<li>Dignità</li>
<li>Libertà</li>
<li>Uguaglianza</li>
<li>Solidarietà</li>
<li>Cittadinanza</li>
<li>Giustizia</li>
</ul>
<p>Si fondano soprattutto sui diritti e sulle  libertà fondamentali riconosciute dalla Convenzione europea per la  salvaguardia dei diritti dell&#8217;uomo, sulle tradizioni costituzionali  degli Stati membri dell&#8217;Unione europea, sulla Carta sociale europea del  Consiglio d&#8217;Europa e sulla Carta comunitaria dei diritti sociali  fondamentali dei lavoratori, nonché su altre convenzioni internazionali  alle quali aderiscono l&#8217;Unione europea o i suoi Stati membri.</p>
<p>La questione dello status giuridico, ossia  del carattere giuridicamente vincolante della Carta mediante  l&#8217;inserimento nel TUE, è stata sollevata dal Consiglio europeo di  Colonia che ha avviato i lavori. La Convenzione ha redatto il progetto  di Carta nell&#8217;ottica di tale inserimento eventuale e il Parlamento  europeo si è dichiarato favorevole. Il Consiglio europeo di Nizza ha deciso di esaminare la questione dello  status giuridico della Carta nell&#8217;ambito della discussione sul futuro  dell&#8217;Unione europea che si è aperto il 1. gennaio 2001.</p>
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		<title>Editoriale n. 0 “Non solo orientamento”</title>
		<link>http://www.georivista.it/rivista/primo-piano/non-solo-orientamento/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Oct 2010 07:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Messeri</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni educative]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento]]></category>

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		<description><![CDATA[Un obiettivo di questa rivista è quello di realizzare le condizioni per un dialogo fra orientatori e giovani, arrivando a stabilire codici e principi compresi reciprocamente, anche se differenti, riguardo agli obiettivi condivisi dell’educazione e dell’orientamento. Ciò appare l’unico modo per mettere in grado i giovani di contribuire a costruire il proprio futuro e ad essere soggetti attivi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Fino ad oggi, l’impegno più consistente di Geo ha riguardato le attività di orientamento, pur inteso, con ampio respiro, anche come <em>formazione di competenze che permettano ai giovani di orientarsi</em>, piuttosto che solo come sostegno specialistico alla scelta. Tale impegno di Geo è stato motivato dal forte sviluppo dei bisogni e delle attività di orientamento nell’ultimo decennio, a causa delle profonde trasformazioni delle istituzione educative e formative, ma soprattutto dei mutamenti del mercato del lavoro e dell’insieme delle professioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi occorrono, tuttavia due<em> “allargamenti” di prospettiva</em>: è opportuno da un lato, tematizzare altre questioni, oltre a quella dell’orientamento ed esplorare i nessi fra diverse questioni, individuando una vasta problematica riguardante la costruzione dell’identità individuale e collettiva, che appare sempre più difficile; dall’altro lato, è necessario analizzare le caratteristiche delle istituzioni educative, che attualmente sono trasformate in modo caotico e talvolta assurdo.</p>
<p style="text-align: justify;">È nostra intenzione che due “allargamenti” di prospettiva permettano di considerare meglio e in modo globale la situazione dei giovani nella società contemporanea, rispetto al loro bisogno di orientarsi, di costruire concretamente la loro identità e di avere un ruolo gratificante in tale società. Solo in questo modo anche la riflessione più specialistica sull’orientamento può avere nuove prospettive ed essere fondata teoricamente e più efficace.</p>
<p style="text-align: justify;">Da queste convinzioni derivano gli obiettivi e le caratteristiche di questa rivista. Innanzitutto, continuare una riflessione sulle pratiche di orientamento e una ricerca teorica delle condizioni per la realizzazione di attività efficaci, realmente utili ai giovani ed agli orientatori. Vogliamo poi studiare a fondo la scuola, le strutture di formazione professionale e l’università, in tutti questi casi, ci sembra che i tentativi di “riforma”, non tengano adeguatamente conto di un’”idea”, nuova e condivisa, di educazione e di formazione universitaria. Succede allora che le trasformazioni derivanti dalle norme, non riescano a rendere nuovamente vitali strutture molto in crisi di senso e di efficacia. Infine vorremmo affrontare in un modo particolare la condizione giovanile, fornendo inizialmente una serie affidabile di dati e risultati di ricerche, che mettano in grado di condividere la “diagnosi” della situazione. Una conoscenza comune può fondare meglio la riflessione e il confronto di interpretazioni diverse.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi obiettivi saranno perseguiti in vari modi, che sono visibili nelle caratteristiche della rivista e che quindi non importa descrivere. Inoltre, la rivista viene fatta da tutti quelli che la leggono e tutti possono scrivervi. <em>Vi invitiamo a provare a mandare un intervento, un testo o un’informazione! Tutti, vuol dire gli orientatori professionisti, gli insegnanti, gli operatori culturali e i giovani.</em> Un obiettivo presuntuoso di questa rivista, e quindi detto più sottovoce, è quello di realizzare le condizioni per un dialogo fra orientatori e giovani, anche su musica, teatro e film, arrivando a stabilire codici della comunicazione e principi o valori compresi reciprocamente, anche se differenti. Ci appare l’unico modo per mettere in grado i giovani di avere gli strumenti e le competenze per contribuire a costruire il proprio futuro e ad essere <em>cittadini attivi</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Geo promuove per il 2011 un convegno su “L’idea di università”</title>
		<link>http://www.georivista.it/rivista/primo-piano/geo-promuove-un-convegno-su-%e2%80%9cl%e2%80%99idea-di-universita%e2%80%9d/</link>
		<comments>http://www.georivista.it/rivista/primo-piano/geo-promuove-un-convegno-su-%e2%80%9cl%e2%80%99idea-di-universita%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 10:58:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Messeri</dc:creator>
				<category><![CDATA[In primo piano]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Da tempo Geo sta pensando alla necessità di una riflessione comune su l’"idea di università” (vedi l’editoriale di Magellano Anno II ottobre 2001 n. 7 pp. 1-4) e cioè su quale può essere il modello generale di una nuova università adatta all’epoca della globalizzazione e alle nuove esigenze di qualificazione professionale e culturale dei giovani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il modello attuale, elaborato all’inizio da Von Humbolt per l’Università di Berlino, ha avuto numerose modificazioni (dall’apertura delle Facoltà a tutti i tipi di diplomati fino all’istituzione dei corsi di laurea triennali e biennali specialistici). Queste modificazioni, pur importanti, non si sono bene inserite in una struttura rimasta tradizionale nella sua essenza e quindi hanno avuto effetti perversi. Occorre ripensare il senso generale degli studi universitari, non solo aggiustando l’esistente, ma andando oltre e ipotizzando nuovi fondamenti organizzativi e culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale impegno può correre dei rischi, da quello dell’astrattezza utopica a quello dell’ideologia di parte: è necessario correrli con coraggio, fidando sul confronto di idee e di ragioni, non incentrate su interessi particolaristici. Questa dovrebbe essere la risorsa più importante dell’università in una società post-nazionale e multiculturale. Essa può derivare dalla pratica del ragionamento scientifico, quando è corretto.</p>
<p style="text-align: justify;">Per evitare i rischi indicati, Geo promuove un confronto di idee su come la riflessione comune può essere realizzata, nel momento attuale, dalle università e da soggetti esterni, pubblici e privati. Non quindi un convegno tradizionale, ma un percorso che si concluda con risultati condivisi sulla forma della nuova università e sul senso del suo ruolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il presente appello non chiediamo, quindi, testi di relazioni, né descrizioni di singole esperienze positive, questo può avvenire in un secondo momento. Chiediamo invece un’adesione convinta all’iniziativa e suggerimenti su come potrebbe essere realizzata in modo nuovo ed efficace.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nucleo dell’idea di università potrebbe essere costituito da intese sulle seguenti caratteristiche: un’università dovrebbe essere nazionale e internazionale, pubblica e privata, incentrata sulla ricerca, ma anche sulla formazione degli studenti, fortemente radicata in una società locale, e coordinata con altre università e con le scuole.</p>
<p style="text-align: justify;">Geo ha intenzione di realizzare la riflessione comune prevalentemente nella sede universitaria di Siena, dove assieme ad alcune situazioni positive riguardo ai temi indicati, si è verificata negli ultimi anni una profonda crisi della struttura di base delle attività universitarie. Può quindi essere il luogo emblematico della necessità e della possibilità di una nuova idea di università.</p>
<p style="text-align: justify;">Per aderire e proporre è possibile utilizzare il forum della rivista &#8220;Per una nuova idea di Università&#8221; nella sezione Agorà, o scrivendo a dellavanzat@unisi.it.</p>
<p style="text-align: justify;">vedi<a href="http://www.georivista.it/rivista/orienta/lidea-di-universita/" target="_blank"> Editoriale di Magellano Anno II ottobre 2001 n. 7 pp. 1-4</a></p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Per una nuova idea di Università</title>
		<link>http://www.georivista.it/rivista/agora/discussione-2/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 11:31:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agorà]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo forum vuole raccogliere adesioni e proposte da parte di tutti gli interessati al Convegno "L'idea di Università" che il Centro Geo vuole promuovere per il 2011.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo Geo sta pensando alla necessità di una riflessione comune su l’”idea di università” (vedi <a href="http://www.georivista.it/rivista/orienta/lidea-di-universita/" target="_blank">l’editoriale di Magellano Anno II ottobre 2001 n. 7 pp. 1-4</a>) e cioè su quale può essere il modello generale di una nuova università adatta all’epoca della globalizzazione e alle nuove esigenze di qualificazione professionale e culturale dei giovani.</p>
<p>Il modello attuale, elaborato all’inizio da Von Humbolt per l’Università di Berlino, ha avuto numerose modificazioni (dall’apertura delle Facoltà a tutti i tipi di diplomati fino all’istituzione dei corsi di laurea triennali e biennali specialistici). Queste modificazioni, pur importanti, non si sono bene inserite in una struttura rimasta tradizionale nella sua essenza e quindi hanno avuto effetti perversi. Occorre ripensare il senso generale degli studi universitari, non solo aggiustando l’esistente, ma andando oltre e ipotizzando nuovi fondamenti organizzativi e culturali.</p>
<p>Tale impegno può correre dei rischi, da quello dell’astrattezza utopica a quello dell’ideologia di parte: è necessario correrli con coraggio, fidando sul confronto di idee e di ragioni, non incentrate su interessi particolaristici. Questa dovrebbe essere la risorsa più importante dell’università in una società post-nazionale e multiculturale. Essa può derivare dalla pratica del ragionamento scientifico, quando è corretto.</p>
<p>Per evitare i rischi indicati, Geo promuove un confronto di idee su come la riflessione comune può essere realizzata, nel momento attuale, dalle università e da soggetti esterni, pubblici e privati. Non quindi un convegno tradizionale, ma un percorso che si concluda con risultati condivisi sulla forma della nuova università e sul senso del suo ruolo.</p>
<p>Con il presente appello non chiediamo, quindi, testi di relazioni, né descrizioni di singole esperienze positive, questo può avvenire in un secondo momento. Chiediamo invece un’adesione convinta all’iniziativa e suggerimenti su come potrebbe essere realizzata in modo nuovo ed efficace.</p>
<p>Il nucleo dell’idea di università potrebbe essere costituito da intese sulle seguenti caratteristiche: un’università dovrebbe essere nazionale e internazionale, pubblica e privata, incentrata sulla ricerca, ma anche sulla formazione degli studenti, fortemente radicata in una società locale, e coordinata con altre università e con le scuole.</p>
<p>Geo ha intenzione di realizzare la riflessione comune prevalentemente nella sede universitaria di Siena, dove assieme ad alcune situazioni positive riguardo ai temi indicati, si è verificata negli ultimi anni una profonda crisi della struttura di base delle attività universitarie. Può quindi essere il luogo emblematico della necessità e della possibilità di una nuova idea di università.</p>
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		<title>Giovani e orientamento</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 11:31:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agorà]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[orientamento]]></category>

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		<title>Statuto dei diritti e dei doveri degli Studenti universitari</title>
		<link>http://www.georivista.it/rivista/cerca-orientamento/materiali-2/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 11:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Per chi cerca orientamento]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel maggio 2007 il CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari) ha approvato lo Statuto dei Diritti e dei Doveri degli Studenti Universitari, un documento importante che per la prima volta, similmente a una Costituzione, vede riuniti insieme i diritti fondamentali degli studenti di tutti gli Atenei.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In molti Atenei gruppi e associazioni di studenti si sono mobilitati per attuare iniziative con due obiettivi fondamentali:<br />
1) far conoscere questo documento a più stduenti possibile<br />
2) promuovere raccolta firme per la sua approvazione in ogni singolo Ateneo</p>
<p><a href="http://www.unica.it/UserFiles/File/allegati/Statuto_studenti.pdf" target="_blank">Statuto_studenti</a></p>
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